Dott.ssa Alessia Aliboni – Psicologa a Sarzana e Marina di Carrara

Terapia ad approccio Cognitivo Comportamentale (CBT).

 
Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Cos’è, Come Funziona e Perché è Così Efficace? 
 
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è oggi uno dei modelli di psicoterapia più diffusi, studiati e applicati a livello internazionale: quando ci si avvicina al mondo della salute mentale, questo acronimo compare quasi sempre come prima scelta consigliata dalle linee guida scientifiche. Ma in cosa consiste esattamente e perché viene considerata il “gold standard” per così tanti problemi psicologici?
Per capire la CBT dobbiamo partire dal presupposto che non sono gli eventi in sé a creare la nostra sofferenza emotiva, ma il modo in cui interpretiamo e pensiamo a quegli eventi; il nome stesso della terapia racchiude le sue due anime
  1. La parte Cognitiva: si concentra sui nostri pensieri, sulle convinzioni profonde, sulle immagini mentali e sui filtri che usiamo per leggere la realtà.
  2. La parte Comportamentale: si focalizza sulle nostre azioni, sulle abitudini e sulle risposte fisiche, aiutandoci a modificare i comportamenti che mantengono vivo o peggiorano il nostro malessere.
La CBT si basa su un principio fondamentale chiamato modello ABC, che spiega come i pensieri influenzino direttamente le nostre emozioni e i nostri comportamenti. Quando una persona soffre psicologicamente, spesso attiva dei pensieri automatici distorti o disfunzionali (chiamati “distorsioni cognitive”). Il terapeuta CBT lavora insieme al paziente per identificare questi schemi di pensiero rigidi, metterli alla prova e sostituirli con interpretazioni più realistiche e flessibili.
 
Le caratteristiche chiave della CBT.
A differenza di altri approcci terapeutici, la CBT classica si distingue per alcune caratteristiche molto precise che la rendono adatta alla vita moderna:
  • È focalizzata sul presente: Pur non ignorando il passato e la storia infantile (utili per capire come si sono formati certi schemi), la CBT lavora principalmente sul problema attuale, su ciò che fa soffrire la persona “qui ed ora” e su come modificare i meccanismi che mantengono il disturbo nel presente.
  • È orientata allo scopo: Paziente e terapeuta stabiliscono insieme, fin dalle prime sedute, degli obiettivi concreti, chiari e verificabili a breve e lungo termine.
  • È attiva e collaborativa: Il terapeuta non è un ascoltatore passivo. Le sedute sono conversazioni strutturate e al paziente viene chiesto di svolgere piccoli esercizi pratici (chiamati homework) tra un incontro e l’altro per allenare nella vita reale le abilità apprese in terapia.

E’ una terapia evidence based (basata sulle evidenze scientifiche) il che significa che la sua efficacia è stata dimostrata da migliaia di studi clinici controllati per la quasi totalità dei disturbi psicologici. 

Essa viene utilizzata con successo per trattare:
  • Disturbi d’ansia: Ansia generalizzata, disturbo da attacchi di panico, agorafobia, fobie specifiche e ansia sociale.
  • Disturbi dell’umore: depressione e disturbo bipolare 
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). 
  • Disturbi del Comportamento Alimentare: anoressia, la bulimia e il disturbo da abbuffata (Binge Eating).
  • Disturbi correlati al trauma: il Disturbo da Stress Post-Traumatico (DPTS) e correlati.
  • Insonnia, gestione dello stress e dipendenze.
Per ogni specifico disturbo o situazione si utilizzano specifiche tecniche: la sua struttura flessibile permette di adattare il modello cognitivo alle caratteristiche specifiche di ogni singola patologia.
 
L’evoluzione della CBT: integrazione con le terapia di  “Terza Onda”.
Se la ‘prima ondata’ faceva riferimento esclusivamente agli apsetti comportmentali, e con la ‘seconda ondata’ si prendono in considerazione anche quelli cognitivi, ad oggi si parla di ‘terza ondata’ (o terapie di nuova generazione).
Dunque, oggi la CBT integra nuovi approcci focalizzati tra cui:
  • Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT): Sviluppata per i disturbi di personalità (come il disturbo borderline di personalità), unisce la struttura della CBT a concetti di accettazione e pratiche Zen.
  • Acceptance and Commitment Therapy (ACT): Insegna ad accettare i propri pensieri e sentimenti spiacevoli anziché combatterli, aiutando la persona a impegnarsi in azioni concrete guidate dai propri valori di vita.
  • Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness (MBCT): Integra la meditazione di consapevolezza per prevenire le ricadute depressive e gestire lo stress cronico.
  • Schema Therapy: Un approccio che unisce la CBT alla teoria dell’attaccamento e alla psicoanalisi per trattare problemi profondi e radicati che risalgono all’infanzia.
Questo processo di integrazione permette oggi ai terapeuti cognitivo-comportamentali di avere a disposizione una cassetta degli attrezzi vastissima. Possono utilizzare tecniche più prescrittive e logiche quando necessario, oppure approcci più morbidi, legati alla compassione e alla mindfulness, quando la rigidità del paziente richiede una strategia diversa.
 
In sintesi, la Terapia Cognitivo-Comportamentale non è solo un insieme di tecniche per eliminare i sintomi, ma un vero e proprio percorso psicoeducativo. Il suo obiettivo finale non è rendere il paziente dipendente dal terapeuta, ma trasformare il paziente nel “terapeuta di se stesso”, fornendogli gli strumenti cognitivi e comportamentali necessari per affrontare le sfide future in totale autonomia e ritrovare il proprio benessere.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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